home
Una task force per prevenire le Infezioni in Ospedale. Community, Network, Tools

“Cambiamento parola chiave. E per le imprese linee guida condivise e controlli sui risultati”

Filippo Barbieri, responsabile area ricerca e sviluppo di Copma, azienda del settore pulizia ed igiene che opera nelle strutture ospedaliere

A colloquio con Filippo Barbieri, responsabile area ricerca e sviluppo di Copma. Verso il webinar di maggio. Emergenza Coronavirus e imprese.

 

Anche le aziende che operano nelle strutture sanitarie si sono trovate all’interno dell’emergenza… come gli operatori sanitari a garantire standard di sicurezza per tutti…

Innanzitutto ringrazio i nostri operatori che fin dall’inizio dell’emergenza sono in prima linea a fianco degli operatori sanitari per il grandissimo lavoro che stanno facendo. E’ evidente che per questa emergenza da Covid-19 anche la nostra struttura ha dovuto cambiare quelle che erano le procedure standard, adeguandosi a questa drammatica emergenza sanitaria. C’è stata una nuova riorganizzazione che ha coinvolto tutte le figure aziendali dovendo rispondere a richieste sempre più pressanti e legittime da parte delle strutture sanitarie nelle quali ci troviamo ad operare. Ciò ha comportato una nuova organizzazione anche in termini di turni con aumento di ore destinate e una nuova verifica dei protocolli che normalmente utilizzavamo. Come Copma siamo stati pronti e siamo tutti i giorni in prima linea a fianco degli operatori sanitari cercando di dare la migliore risposta possibile a questa emergenza.

 

Nell’ambito dell’emergenza sono emerse due questioni principali per la gestione delle attività di prevenzione. Una è la questione dei dispositivi di protezione individuale e l’altro è il tema della sanificazione che è diventato l’elemento su cui si sta concentrando l’attenzione per ciò che riguarda la principale attività di prevenzione dei rischi in caso di situazioni di emergenza. Cosa cambierà?

Tutti ascoltiamo ogni giorno una parola che viene ripetuta continuamente che è “cambiamento”. Io credo che anche per quanto riguarda la sanificazione delle strutture socio sanitarie, ma anche civili, ci sarà un cambiamento profondo nel senso che questa emergenza ha posto ulteriormente l’accento sull’importanza dell’igiene come una delle azioni principali di prevenzione del rischio infettivo. E’ del tutto evidente che la sanificazione è una delle azioni principali e fondamentali per quanto riguarda la prevenzione del rischio infettivo in generale (sia Coronavirus, sia ICA, sia antibiotico-resistenza). Sono emergenze che ci sono, delle quali non ci possiamo dimenticare, e hanno diversi punti di contatto con questa emergenza da Covid-19. Adesso dobbiamo risolvere questa emergenza, ma da domani mi auguro che la situazione cambi profondamente, si alzi il livello dei capitolati, ad esempio la parte dei controlli microbiologici anche nelle aree a medio rischio.

 

Parliamo dei controlli sui risultati del servizio di pulizia?

Oltre a scriverne occorre controllare il risultato di questo processo anche nelle aree a basso e medio rischio che rappresentano circa l’80% della superficie di un ospedale. Credo che serva anche un profondo cambiamento culturale del concetto di igiene, non basterà più rendere soltanto salubri gli ambienti, ma li dovremo rendere sicuri anche dal punto di vista igienico, ovvero garantire livelli di carica potenzialmente patogena bassa e stabile. Non c’è più tempo, e questa emergenza ha messo a nudo anche queste difficoltà che già c’erano. Mi auguro che la sanificazione cambi, cambino i capitolati, si recepisca l’innovazione dimostrata scientificamente e il tema dell’ambiente all’interno dei processi di sanificazione, e si ponga proprio la sanificazione tra una delle azioni fondamentali per quanto riguarda il contrasto del rischio infettivo.

 

Cambiamento vuol dire produrre innovazione, un impegno sia per le strutture sanitarie che per le imprese…

Secondo me da questa emergenza si deve uscire proprio continuando ad investire in ricerca e innovazione perché non ci sono altre strade. E’ evidente che adesso siamo in guerra e in una guerra si usano tutte le “armi” a disposizione senza badare ad altro. Questa emergenza finirà e non potremo continuare ad utilizzare disinfettanti chimici, che certamente funzionano, ma a questi dosaggi e per un periodo così lungo, perché dobbiamo ricordare che i disinfettanti chimici contribuiscono alla selezione di germi antibiotico resistenti. Auspichiamo che finita l’emergenza si tornerà ad utilizzare anche altre soluzioni che hanno dimostrato, dal punto di vista scientifico ed operativo, la loro efficacia. Il nostro sistema di sanificazione PCHS , ha dimostrato, anche dal punto di vita scientifico, di contribuire alla riduzione delle infezioni ospedaliere e all’antibiotico-resistenza. Credo che ci sarà sempre più spazio per la ricerca e l’innovazione come ci sarà spazio per ricerca e innovazione di nuovi farmaci.

 

L’ innovazione non sempre trova cammino agevole.

Come in tutti i campi le innovazioni che spesso comportano anche dei cambi culturali non sono mai facili da acquisire e servono sempre dei tempi perché le cose maturino, perché ci sia consapevolezza e perché queste poi vengano messe in pratica. Il nostro è uno dei settori più tradizionalisti tanto è che noi non parliamo quasi mai di pulizia, ma, come Copma, preferiamo utilizzare il termine “igiene”. Segnali di cambiamento, di innovazione, ci sono, e si iniziano a vedere capitolati sempre più innovativi per le gare di pulizia e sanificazione, perché non possono più essere dei copia e incolla che abbiamo visto per troppi anni. E’ evidente che le innovazioni sono tante, noi abbiamo portato il nostro sistema, ma altre aziende hanno portato altre innovazioni. L’importante è che si gareggi su livelli diversi e sui controlli di risultato e questo  sta pian piano prendendo piede. Auspicavamo che le cose fossero più veloci, ma capiamo che servono dei cambi culturali che richiedono del tempo.

 

Cosa porterà di buono questa emergenza nel “dopo”?

Questa emergenza ci ha insegnato che non possiamo più fare le cose che abbiamo fatto fino ad ora, ma dobbiamo fare cose diverse. Io auspico che ci sia una condivisione sempre più ampia di protocolli, di standard di sanificazione, che in parte già ci sono, perché sappiamo che delle società scientifiche, hanno presentato delle linee guida sui processi di sanificazione con l’obiettivo di ridurre le ICA, hanno già presentato degli standard applicativi di queste linee guida, c’è insomma un sistema nazionale di linee guida. Io auspico che al più presto si arrivi a definire una linea guida il più possibile condivisa da tutti e possa essere di riferimento per le istituzioni, per gli operatori, per i pazienti. Su queste linee guida noi operatori ci possiamo confrontare, l’importante è che la sanificazione venga messa al centro dell’infection control, perché per troppo tempo ci siamo dimenticati del ruolo fondamentale della prevenzione, e che siano definiti valori misurabili di esito del processo di sanificazione. Oggi i controlli microbiologici ci sono nelle aree ad alto e altissimo rischio, ma io credo che questi debbano essere estesi anche nelle aree a basso rischio, perché sono le aree dove c’è più movimento di personale e dove le ICA, che sono spesso dovute a contatto tra le persone, sono maggiormente presenti. Noi come azienda continueremo a fare la nostra parte, a investire in ricerca e innovazione, continueremo a essere al fianco dei pazienti e degli operatori perché bisogna cambiare e crediamo che nostro sistema di sanificazione PCHS possa essere una risposta a questa esigenza di cambiamento.

Filippo Barbieri
keyboard_arrow_up