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Endoscopia in sicurezza per pazienti e operatori al tempo del Covid

Alessandra Guarini Presidente Associazione Nazionale Operatori Tecniche Endoscopiche - ANOTE e ANIGEA - Associazione degli Infermieri di Gastroenterologia  e associati

Pubblichiamo il contributo di Alessandra Guarini presidente dell’Associazione Nazionale Operatori Tecniche Endoscopiche, ANOTE e dell’Associazione degli Infermieri di Gastroenterologia  e associati, ANIGEA.

 

Oltre ai noti e gravi problemi sociali, l’epidemia da Coronavirus pone problemi anche nell’ambito dell’Endoscopia. Infatti, durante l’esame endoscopico si verifica un contatto diretto tra operatore e paziente. Si rendono necessari, quindi, misure mirate a impedire un’eventuale trasmissione dell’infezione. In particolare, per evitare che ciò avvenga, bisogna porre in atto misure aggiuntive di protezione per il paziente e per l’operatore.
Uno dei primi provvedimenti volti a ridurre la probabilità di diffusione dell’infezione è stato quello di limitare il numero degli esami endoscopici non urgenti. In base alle Direttive Nazionali e Regionali, si è stabilito di eseguire solo esami endoscopi in urgenza (entro le 72h) o in urgenza differibile (entro 10 giorni). Pertanto, vengono attualmente eseguiti esami endoscopici ambulatoriali solo in quei pazienti in cui il Medico di Medicina Generale ha valutato l’esistenza di una delle due condizioni. Resta invece invariata la procedura di richiesta di esami endoscopici in emergenza (entro le 24h)  da parte dei Pronto Soccorso o dei Reparti di Degenza.
Dopo aver stabilito che l’esame non è procrastinabile, l’esecuzione prevede misure di protezione per il paziente e l’operatore. Per quanto concerne il paziente si utilizzano endoscopi (Dispositivi Medici termolabili-flessibili) disinfettati in accordo con le attuali Linee Guida, come normalmente già eseguito in Endoscopia. Infatti, il processo di disinfezione “ad alto livello” consente l’eliminazione dei batteri, funghi e virus, compresi HIV, HCV e HBV (quest’ultimo particolarmente resistente). Pur in assenza di evidenze specifiche, è verosimile che anche i Coronavirus siano eliminati da questa procedura che consiste in una detersione manuale con soluzione enzimatica e in un ciclo di lavaggio e disinfezione in lava-disinfettatrice automatica conforme alla norma tecnica UNI EN ISO 15883-4. Infatti, sebbene i Coronavirus possono rimanere vitali sulle superfici inanimate, da poche ore fino a 9 giorni,  il contatto con  soluzioni  di ipoclorito di sodio allo 0,1% o alcoliche al 62-71% è in grado di eliminarli già dopo 2 minuti. Nelle lava-disinfettatrici, in genere, viene utilizzano acido peracetico il quale è efficace anche contro il poliovirus o l’adenovirus, molto più resistenti del Coronavirus.

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