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Una task force per prevenire le Infezioni in Ospedale. Community, Network, Tools

“La metodologia non è abitudine, è applicazione di buone norme e comportamenti corretti”

 Salvatore Casarano, presidente nazionale di AICO, l’Associazione Italiana di Infermieri di Camera Operatoria.

Sanificazione e Dispositivi di protezione. Per la corretta gestione ed utilizzo occorre creare delle schede riassuntive, delle vere e proprie istruzioni operative d’uso, di poche e semplici regole per garantire la sicurezza e l’igiene dei propri operatori al di là dell’evento virus” – questa è la prima ricetta  di fronte alla situazione generata nelle nostre strutture ospedaliere dal Covid. 

“Occorre fare attenzione all’abbassamento della guardia, cosa che di solito accade, come avviene nelle routinarie procedure di mantenimento del contenimento di sepsi e contaminazione batterica. L’igiene va garantita per la sicurezza di tutti, pazienti e operatori; ma nel caso del Covid l’attenzione maggiore è stata posta sul fatto che gli operatori sono i primi a rimanerne vittime inconsapevolmente molto spesso, quindi questo porta gli operatori ad essere più acuti e attenti all’igiene ed alla protezione individuale, ma questo aspetto deve essere sempre mantenuto durante le procedure di assistenza, covid o non covid. Il Coronavirus quindi ha fatto risaltare aspetti di criticità nella misura in cui ci ha toccato per primi. Perché ne siamo colpiti allora siamo più attenti, ma dal punto di vista etico ritengo che fosse comunque un’attenzione dovuta a prescindere, innanzitutto verso l’assistito, spesso egli vittima delle nostre … disattenzioni verso la profilassi.

 

L’iniziativa parte dal tema delle ICA, ancora prima del Coronavirus, il tema delle infezioni all’interno delle strutture era già di dimensioni importanti perché causava migliaia di morti ogni anno…. questa è l’occasione per mettere in linea degli standard di comportamento più efficienti…

Il fenomeno ha trovato impreparata una struttura che notoriamente deve garantire gli interventi di profilassi di routine. In primo luogo molte sale operatorie si sono viste trasformate in aree di degenza intensiva per pazienti che avevano necessità di cure mediche intensive e in secondo luogo si è cercato di mantenere un blocco operatorio a tutti i costi “pulito”, con un effetto filtro agli ingressi persino maniacale, tale per cui se anche ci fosse stato un minimo di sospetto su un paziente “dubbio” e si fosse dovuto affrontare situazioni a rischio, avremmo potuto gestire la situazione con minor stress e con più attenzione e preparazione sulle  procedure il sistema in sintesi è stato messo a dura prova.
AICO ha lavorato per garantire chiarezza su  aspetti relativi alla  vestizione/svestizione e non solo in caso di sospetto Covid, per farne delle linee di indirizzo utili, riproducibili ed essenziali da adottarle, per la sicurezza e la tranquillità degli operatori. In questo abbiamo trovato grande collaborazione.

 

Con le altre figure infermieristiche?

Non solo. C’è una grande collaborazione tra farmacisti, direzioni, chirurghi, anestesisti, ci accomuna il fatto di tenere presente che l’errore di un soggetto può comportare un grave pericolo per tutti. Siamo stati molto attenti a questo e la fortissima richiesta dei collaboratori è stata quella di arrivare a definire delle linee univoche di indirizzo comportamentale, sugli stessi temi spesso comparivano procedure equivoche se non contrapposte.
Il Coronavirus ci ha travolto, moltiplicazione vertiginosa di casi sintomatici ed alcuni con esordio grave, abbiamo dovuto stravolgere le organizzazioni ed i flussi lavorativi nelle aziende facendole diventare frequentemente unità intensive di cura, stressando enormemente gli infermieri di sala operatoria, a loro volta non abituati a condurre ore, giorni e settimane le terapie intensive e si sono dovuti velocemente modificare  gli schemi routinari di assistenza tipicamente chirurgica sino a quel momento con un effetto causale sulla emotività degli operatori sanitari stressante.

 

E con le altre società scientifiche più affini?

AICO aveva già chiesto collaborazione ad ANIARTI per comprendere quali fossero gli approcci corretti da produrre su pazienti che presentano bisogni legati alla complessità clinica dei pazienti con covid-19 positivo e sintomatologicamente ingravescente. Ci sono realtà di trincea e realtà che possono essere di aiuto. Poi oltre alle nostre indicazioni di carattere scientifico, siamo stati stimolati a produrre delle linee in accordo con SICE e SIAARTI perché diventava necessario mettere in campo documenti condivisi, ognuno per la propria competenza e specificità professionale. Quindi in partnership ci siamo uniti con questo nuovo atteggiamento di solidarietà e condivisione dei problemi.

 

Lei ha chiamato a raccolta le altre società scientifiche per costruire un documento; questo lavoro dove potrebbe portare?

Ho sempre coltivato l’idea che da soli non si va da nessuna parte. Il principio secondo il quale l’unità delle forze fa una sola forza sinergica è fondamentale, ho così dall’inizio del mandato alla presidenza di AICO ho coinvolto in partnership altre società infermieristiche e mediche. Come era prevedibile, ma non scontato, ci siamo trovati spesso a lavorare INSIEME con grande soddisfazione, del medesimo problema ogni uno porta i propri saperi, le capacità ed i valori che producono come già detto sinergicamente risultati sorprendenti, questo lo scopo ed il principio della “amicizia” tra le società scientifiche. Sono molto fortunato perché con i presidenti di queste società (SIAARTI, SICE, ANIPIO, AIOS, ANIN, ANIARTI, ACOI…) intrattengo buone relazioni e collaborazione. Ad esempio con la Società Italiana di Chirurgia Endoscopica E Nuove Tecnologie ( SICE )  abbiamo una partnership molto solida e produttiva aspetto questo sicuramente innovativo. Partnership è in realtà leadership partecipativa rispettosa del ruolo dell’altro. AICO ha già avuto esperienza di partnership, qualche anno fa il Tavolo Intersocietario TIISO , dove eravamo l’unica presenza infermieristica con SIC, ACOI, SIAARTI e AIIC questi ultimi ingegneri clinici. Agli infermieri il Tavolo riconosceva la capacità di essere trasversalmente interlocutori tra clinica e tecnologia oltre che ingegneristica, capaci come siamo di poter interagire in sala operatoria con le diverse personalità mediche e non solo .Questa posizione privilegiata porterà ad essere più preparati…

 

A cosa?

E’ necessario ribadire che il virus ha prodotto quale effetto causale che tutti hanno infine bisogno … di tutti.  Esempi? A non dover essere mai impreparati, essere attenti ai segnali di alert ed utilizzare quotidianamente Perizia, Prudenza e Diligenza, a tal proposito … questa terminologia dovrebbe ricordarci qualcosa. Nel giro di una qualche settimana ciò che si è detto/scritto poi smentito, è stato troppo! Dobbiamo essere più preparati ad affrontare emergenze prevedibili, e il risveglio di questa attesa identità professionale è anche merito del virus; non dimentichiamo che spesso le epidemie e le pandemie hanno messo a dura prova l’ingegno e a meglio pensare a cosa dovesse essere fatto.  La metodologia non è abitudine, è applicazione di buone norme e corretti comportamenti e le società scientifiche devono riflettere molto su questo.

“Che il perseguire diventi una ABITUDINE”…

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