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Una task force per prevenire le Infezioni in Ospedale. Community, Network, Tools

Sergio Pillon e l’occasione PNRR per la Telemedicina

l’esperto dipinge lo scenario dei prossimi anni che vedrà la telemedicina essere l’elemento trainante della riforma del sistema sanitario che aprirà il cantiere con l’approvazione da parte dell’Europa del PNRR proposto dall’Italia.

“Nelle riforme e nei fondi del Piano di Rinascita e Resilienza il disegno di una sanità finalmente moderna”.

Sergio Pillon (Dirigente di primo livello UOSD Angiologia dip. Cardiovascolare presso A.O. San Camillo Forlanini)  missione 6 del PNRR. Miliardi e strategie per la salute. Di cosa stiamo parlando esattamente?

Parliamo di numeri. Nel PNRR, quello attualmente approvato e inviato all’Europa, nella missione 6 “salute”, ci sono 7 miliardi per le reti di prossimità, strutture e telemedicina e altri 8 per innovazione, ricerca e digitalizzazione, e devo dire che si tratta di cose abbastanza leggibili, come le voleva l’Europa.

Vediamole

Gli obiettivi sono una fantastica “insalata di ovvio”: potenziare il sistema sanitario allineando i servizi ai bisogni delle comunità, rafforzare le strutture e i servizi di prossimità, superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio… tutte cose che ci mancherebbe… ma quello che trovo interessante è la identificazione di precise “riforme” e “investimenti” per ogni punto del PNRR.
Cominciamo con le reti di prossimità. Nei 7 miliardi sopracitati, le attività di riforma riguardano la definizione di standard strutturali, organizzativi e tecnologici omogenei e la identificazione delle strutture deputate, da adottarsi entro il 2021 con l’approvazione di un decreto ministeriale.
Quindi noi ci aspettiamo entro il 2021 un decreto ministeriale di definizione di standard strutturali ed organizzativi e tecnologici che identifichi quali sono le strutture identificate per i servizi di prossimità.
Poi c’è un secondo atto di riforma, la definizione, entro la metà del 2022, a un anno da oggi, a seguito della presentazione di un disegno di legge alle Camere, di un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione. Abbiamo quindi due attività, due riforme, su cui abbiamo i parametri per verificare se il governo intende farle o no e per leggere come verranno fatte. Due riforme.

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E gli investimenti?

Gli investimenti previsti sono tre. il primo riguarda l’attivazione di 1288 “Case della comunità” che, aldilà del cambio del nome da Case della salute, potranno essere nuove o realizzate presso strutture esistenti, entro la metà del 2026. 1288 case. non una di più, non una di meno. Ricordo che se non si raggiungono gli obiettivi del Piano definiti con l’Europa, si rischia di perdere i soldi europei…
Altro investimento riguarda le case come primo luogo di cura e assistenza domiciliare e telemedicina e prevede l’attuazione, presso ogni azienda sanitaria locale, di un sistema informativo in grado di rilevare dati clinici in tempo reale. Dati clinici, ovvero telemonitoraggio. E attivare 602 centrali operative territoriali, una per ogni distretto. Anche questo investimento prevede che entro la metà del 2026 il sistema possa prendere in carico il 10% della popolazione di età superiore ai 65 anni.

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Il terzo?

Il terzo investimento prevede lo sviluppo delle cure intermedie, ossia predisporre gli “Ospedali di comunità”.  Degenze di breve durata e solo reparti a gestione prevalentemente infermieristica. Quanti? 381. 381 Ospedali di comunità da realizzare sempre entro la metà del 2026. Se davvero facciamo tutto questo, a Natale del 2026 altro che champagne….

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Abbiamo parlato solo della prima misura della missione6, ce n’è un’altra..

Nella parte dedicata all’innovazione, ricerca e digitalizzazione, sono previsti altri 8 miliardi suddivisi per 3133 nuove grandi apparecchiature per 280 strutture sanitarie, sede di dipartimenti di emergenza, DEA di primo e secondo livello. E’ poi previsto il potenziamento dei posti letto in terapia intensiva, aumentandoli di 3500 unità, mentre per la semi intensiva i posti letto in più sono 4225 in più. Questi entro la fine del 2024. Un ulteriore investimento prevede “ospedale sicuro”, con l’adeguamento degli ospedali alle normative antisismiche e il fascicolo sanitario, con un discorso più generico, ma comunque con investimenti cospicui ed una gara da espletare entro il 2022 per potenziarne l’infrastruttura centrale.
Questo è tutto ciò che dovremmo fare. Ma come si pensa di fare funzionare tutta questa roba?

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Già. Come?

Anche questa cosa è abbastanza interessante perché si prevedono da parte della ricerca progetti “proof of concept” cioè progetti di ricerca direttamente implementabili assegnati entro il 2023 e con chiusura al 2025.  Ma soprattutto si incrementano le borse di studio in medicina generale, saranno infatti 900 in più all’anno tra il 2021 e il 2023, quindi 2700 medici di medicina generale in più, ai quali si aggiungeranno 4200 contratti di formazione specialistica. Saranno quindi oltre 10 mila i medici che arriveranno in più a supporto dei servizi.

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Stato, Regioni, Comunità scientifica… quali sono i ruoli in questa fase “costituente”?

La comunità scientifica è normalmente una comunità scientifica nazionale.  Le regioni hanno spesso finanziato progetti che non sono veri progetti di ricerca, ma fortemente applicativi. Da una parte c’è la rete degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico che è nazionale, dall’altro c’è il Ministero dell’Università e della Ricerca e ci sono progetti gestiti dai grandi organismi di ricerca di carattere nazionale, dal CNR, progetti finanziati con fondi del Ministero della Salute. Qui non è citato ma esiste una struttura interministeriale per la digitalizzazione che comprende i ministri della salute, dell’economia, della digitalizzazione… sono certo che la ministra Messa farà pesare il ruolo nazionale nel campo della ricerca.
E poi, i progetti “Proof of concept” non possono essere fatti in una stanzetta del CNR… devono essere fatti con le aziende sanitarie.

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Ottimista quindi sul cambio di passo del sistema paese sulla sanità?

Sì, anche se sono un po’ preoccupato perché ho vissuto la mia esperienza nei progetti europei… I progetti europei hanno la caratteristica che vanno fatti… o tutto o niente… aldilà delle riforme le cose vanno fatte nei numeri che sono dichiarati e verificabili. Ogni Regione deve stare al passo. La gestione deve essere centrale. Nessuno tranne il Governo può prendersi questo ruolo. Perché se sul quel Piano c’è scritto 1288, tu 1288 ne devi fare. Perché nell’Unione Europea, nei progetti europei, non c’è il “quasi-goal”… non ne puoi fare 1283… ed è questa la cosa che mi preoccupa davvero… cioè noi siamo al terzultimo posto in Europa per la capacità di spesa dei fondi europei. Siamo al terzultimo posto perché non siamo capaci di spendere… ed è questo che mi preoccupa.

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